Rete dei 65 movimenti: tagli e sperperi negli schemi di decreto

La Rete dei 65 movimenti evidenzia come il silenzio che riguarda le manovre economiche relative all’attuazione dei “decreti delegati”, che sono in via di approvazione proprio in questi giorni, non sia un fatto di poco conto.

Se da un lato, a domanda esplicita (sulla vera necessità che sta alla base della riforma sull’inclusione, ossia il risparmio e il taglio delle spese destinate agli alunni con disabilità) rivolta alla Ministra Fedeli e ai massimi dirigenti del Miur, nel corso dell’incontro avvenuto pochi giorni fa con alcuni componenti della Rete, è giunta la risposta inequivocabile, che affermava l’inconsistenza di questa convinzione e preoccupazione, la Rete, invece, ravvisa un uso inadeguato delle risorse economiche, con tagli inopportuni e con spese inusitate e ingiustificate in primo luogo per la creazione dei GIT (schema di decreto inclusione) (apparentemente volto alla semplificazione delle procedure e dunque al risparmio), la cui attuazione e il cui foraggiamento costeranno non meno di 13 milioni di euro.

Resta, dunque, un’ulteriore e rilevante contraddizione, oltre quelle già sollevate dalla Rete: da un lato si prevedono e si annunciano stanziamenti complessivi per migliorare la valorizzazione dell’educazione e dell’istruzione, con il fondo revisto dall’art. 1 comma 202 della legge 107/2015, e poi si prevede che per finanziare un organismo inutile come il GIT, che costerà oltre 13 milioni di euro, si tolgono le risorse a questo fondo che dovrebbe servire a migliorare educazione, istruzione e inclusione.

Ma “i pericoli per gli alunni con disabilità non soltanto si trovano in modo palese nella delega che più li riguarda e che, paradossalmente, invece di tutelarli li danneggerà (la delega sull’inclusione, ormai ampiamente riconosciuta come fallace, tanto da essere oggetto di numerose audizioni e perfino dichiarazioni governative sugli intenti di emendarla in più parti) ma sono distribuiti qua e là anche all’interno di numerose altre deleghe, apparentemente innocue”.

Citiamo poi un altro decreto delegato, esemplare e significativo perchè temiamo che con l’attuazione del decreto delegato conosciuto come “0-6”, i giovani cittadini italiani che iniziano il proprio percorso di vita saranno ben lontani dall’avere garantita la cura necessaria non soltanto alla crescita armoniosa della persona, ma anche e soprattutto al diritto a una diagnosi precoce, nel caso di bambini con disabilità, visto che l’intera delega spinge il nostro sistema scolastico a demandare sempre più il delicatissimo compito della scolarizzazione di questa fascia d’età alle realtà private”.

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